Gentile sig. Presidente del Consiglio,
Le scrivo in merito all’iter burocratico e il meccanismo politico del Consiglio comunale per rivedere la toponomastica del nostro amato paese, al fine di intitolare vie e piazze alle vittime della piaga mafiosa in Sicilia e, contemporaneamente, a personaggi illustri di Valguarnera che purtroppo quasi nessuno ricorda.
E’ l’esempio di
Andrea Pavone (1903 – 1984) Poeta dialettale valguarnerese
Giuseppe Loggia (1889 – 1981) Poeta
Giacomo Magno (1880 – 1972) storico e grande monsignore
e tanti altri…
Considero questa iniziativa meritoria di attenzione ma, con mio rammarico, debbo constatare che i Valguarneresi e nella fattispecie coloro che fanno la cultura del nostro piccolo paese, tendono a dimenticare chi, con il sacrificio e la giusta benevolenza, ha dedicato l’intera vita a tutta la comunità. Sono passati più di trent’anni dalla scomparsa del Mons. Giacomo Magno (23.11.1880 -02.12.1972), uomo di indiscutibile umiltà e di innata cultura, per tanti meritevole di essere “insignito” del nome di Beato e annoverato tra i Pii martiri di ogni tempo; tuttavia la politica valguarnerese ha dimenticato così in fretta la figura di questo conservatore della fede nel nome del Signore. Nessuna piazza, nessuna via è attualmente intitolata alla sua persona, nè lapide commemorativa. Vero è che esiste una scuola che porta il suo nome, ma ciò è accaduto anche per Angelo Pavone. Eppure quando si seppe la morte del Mons. Magno, qualcuno tra i suoi fedeli eruppe deciso: “Ora si può aprire il processo di beatificazione”, sicuri che quell’uomo, con i suoi gesti, con la sua cultura, la sua semplicità e il suo valore di buon servo di Dio, aveva cambiato il volto di molta gente, convertito il cuore di molti peccatori. Sarebbe divenuto anche Vescovo, se per colpa di una nota governativa non fosse stato deplorato dal Regio Governo d’Italia, poichè Giacomo Magno nel 1916 prestando il servizio militare di leva, si macchiò di “terribile misfatto”, celebrando una messa in suffraggio di Francesco Giuseppe, imperatore dell’Impero Austro-Ungarico, allora nemico d’Italia. Per oltre sessant’anni fu parroco della Chiesa Madre di Valguarnera e tantissime volte fu amico della cultura e con amorevole cura volle istituire opere pie per il “popolino”; fu il primo a volere la prima scuola Media Statale del paese, a volte pagando i professori di propria tasca. Si prodigò per portare sollievo alle famiglie colpite dal secondo conflitto mondiale, instaurando rapporti profiqui con la Santa Sede e i detenuti di guerra Italiani.
Portò sollievo ai sofferenti; di sovente, passando tra le macerie delle case bombardate, concedeva l’estrema unzione ai morenti e cibo ai pochi sopravvissuti.
Fu il miglior interprete storico del nostro paese, sempre alla ricerca dell’identità valguarnerese; richiamò l’attenzione di molti esperti presso i ruderi di Rossomanno, sicuro che ciò avrebbe dato nel tempo splendore e fama a Valguarnera. Scrisse le “memorie storiche” di Caropepe, raggruppando notizie, leggende e ricerche di vari storici.
Qualcuno di lui disse che sotto la veste portava congegni atti a mortificare il corpo e prevenire ogni stimolo di piacere, tant’era umile e pio. A sua memoria è vero che è stato intitolato l’istituto Professionale…ebbene mi chiedo, è giusto che attualmente a Valguarnera non esita una via, piazza o lapide che porti il nome di questo Santo figlio della nostra terra?
In merito a quanto detto sopra, ho istituito oggi, Domenica 03 Agosto 2008, una raccolta firme.
http://www.firmiamo.it/toponomasticavalguarnera
di Carmelo Parrinelli