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Sotto il sole giaguaro, di Italo Calvino (Recensione)

Scritto da: Carmelo Parrinelli il 2nd febbraio 2010
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Sotto il sole giaguaro, di Italo Calvino (Recensione)  | read this item

Nel maggio 1986 presso Garzanti esce Sotto il sole giaguaro, il primo libro postumo di Italo Calvino. L’autore intendeva pubblicare un’opera assolutamente innovativa, incentrata su temi simbiotici tra loro, una raccolta di racconti dedicati ai cinque sensi.
Una sorta di breve viaggio alla riscoperta delle eteree sensazioni dell’uomo, forse troppo soffocato dal modernismo assoluto.
Per Calvino era indispensabile ripristinare la percezione dell’uomo, recuperare quella spiritualità mistica persa da tempo; così nasce questa splendida opera letteraria.
Purtroppo, come accade ai migliori capolavori, la morte dell’autore priva i lettori della completezza del pensiero calvinista sull’idea e l’astratto vivere.
La raccolta rimane dunque monca, priva dei due sensi fondamentali per l’uomo moderno, il tatto e la vista; il fato e la pura casualità donano perciò un significato mistico, quasi a voler recuperare l’originaria teoria della percezione: “Vista e Tatto” rimangono basilari per l’essere che si snoda tra improponibili percorsi materiali, inutili se si pensa però al misticismo e all’astrattezza delle cose più vere.
Tre sono dunque i racconti all’interno del libro: Nel primo, Il nome, il naso; il protagonista cerca imperterrito l’identità della donna ideale attraverso il suo profumo. Dopo una estenuante ricerca l’uomo scopre l’amarezza della vita che si presenta sotto il mero odore della morte. La sua metà giace immobile in una bara.
Il secondo racconto, Sapore, sapere, vede per protagonista una coppia di viandanti su e giù per il Messico. La donna rappresenta la sicurezza, mentre il consorte raffigura l’uomo medio attuale, con le sue contraddizioni e le sue macroscopiche, paranoiche incertezze. Lei riscopre l’origine del gusto, i sapori e piaceri che solo nel cibo si possono trovare. L’esplorazione delle rovine messicane, in mezzo a impervie strade dissestate, viene accompagnato da antichi bassorilievi raffiguranti macabri rituali dei cannibali.
Nel terzo e, purtroppo, ultimo racconto, è la sinfonia dei suoni a condurre il lettore alla ricerca del senso più musicale, armonioso, distorto però se lo si avverte con le orecchie del Re protagonista della vicenda.
In Un re in ascolto, il sovrano avverte in sé la paura che il suo regno cada in mani sbagliate o semplicemente che egli venga spodestato del trono. Così ode nel silenzio del palazzo suoni e voci poco percettibili, sussurri e bisbigli, minacce fatte alla sua persona.
Nel racconto permane l’arguta idea di Calvino che saggiamente mescola la fame dell’uomo pieno di pregiudizi e il senso dell’udito.
Dal pertugio sul muro, accanto al seggio regale, si mescolano parole che parlano di morte, a volte ottenebrate, inconsistenti ma lugubri nella loro incompletezza.
Dalla terra esplodono le voci dei viandanti, dei sudditi, dei cortigiani; confondono, disorientano, impauriscono e, infine, risvegliano.

Una raccolta pregevole e del tutto conforme alle opere di Italo Calvino, che aiuta a riflettere generando dubbi e nel contempo certezze.

di Carmelo Parrinelli

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